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Banche venete e bond subordinati: ecco tutti i rischi

Banche venete e bond subordinati


Appare sempre più segnato il destino per i bond subordinati di Popolare Vicenza e Veneto Banca, visti i prezzi ormai alti alle stelle e i prezzi in cui si sono spinte queste obbligazioni.

Soltanto due anni fa, l’operazione salvataggio del decreto del governo Renzi, di Banca Marche, Popolare Etruria, Carichieti e Carife, aveva azzerato il capitale azionario improvvisamente in una lunghissima lista di bond Lower Tier II per oltre 300 milioni di euro.

Secondo le affermazioni del governo del tempo, senza quell’operazione diretta, le quattro banche avrebbero rischiato il fallimento progressivo. Il fondo sarebbe dovuto essere stato alimentato da 40 milioni di euro nel 2016 con i fondi del ministero dell’Economia e altri 80 milioni di euro dalle banche.

Di recente Banco Popular, il terzo maggior istituto bancario spagnolo, in condizione di piena crisi da una decina d’anni, ha subito lo stesso decreto per mano di Santander, senza ricorrere tout court alle regole del bail-in bancario.

Con quale risultato? Nel nulla sono convogliati ben  1,9 miliardi di euro, fra bond subordinati e CoCo bond, insieme ad ulteriori 1,3 miliardi di equity. I titoli ad alto rischio, nelle mani degli investitori, che promettono adesso di scaricare il conto sui risparmiatori retail.

Quanto accaduto alla banca spagnola però si differenzia da ciò che sembra paragonarla alle banche venete. L’istituto Banco Popular presentava grossi problemi di liquidità di denaro, mentre lo Stato garantisce la liquidità per Veneto Banca e Popolare Vicenza.

Tuttavia nessuno sembra interessato all’acquisto, nonostante il fondo Atlante abbia investito fino a 3,5 miliardi di euro convinto dell’affare. Questo fondo privato, nato dalla spinta del governo italiano, interviene nelle crisi bancarie provocate dalla quantità dei crediti deteriorati.

Il suo scopo è dunque quello di sostenere la ricapitalizzazione e rilevare i crediti in sofferenza degli istituti interessati. La costituzione del primo fondo, annunciata nell’aprile 2016, fu reduce di reazioni ben più che positive.



Le continue smentite e la fuga di notizie rilasciata dalla stampa proprio in questi giorni non ha ancora trovato un reale riscontro di dati certi. Veneto Banca e Popolare di Vicenza che, molto probabilmente, vedremo convogliare a nozze, necessitano di almeno  6,4 miliardi di nuovo capitale per restare a galla.

Questo secondo i requisiti Bce al netto di oltre 17 miliardi di Npl che dovranno essere forse ceduti dal conto Atlante si ipotizza. I soldi sono già stati stanziati dal governo e serviranno per mettere il Tesoro sotto forma di ricapitalizzazione precauzionale.

Secondo la Dg Comp Ue i contributi dovrebbero giungere da privati investitori, in un rapporto di 1 miliardo di euro e per circa 1,25 miliardi dalla conversione di obbligazioni subordinate in azioni.

A fronte del problema l’Ue si è interessata alla tutela dei contribuenti italiani, mentre il governo sembra essere invece impegnato nell’attuale nuova campagna elettorale.

In caso di risoluzione si teme quindi di portare alla luce anche le cose taciute riguardanti sia le sfere del clero che quelle  della politica. Senza ancora una data certa, i bond Lowert Tier II e quelli Additional Tier I saranno convertiti in azioni delle due rispettive banche venete, risparmiando soltanto i bond senior.

Alcuni obbligazionisti potranno beneficiare del ristoro pieno soltanto in caso di una dimostrazione ingannevole da parte dello sportello, lo stesso avverrà per i portatori di bond subordinati Mps.

Per tutti gli altri si prospetta la strada del ricorso legale invece. Consob e Bce hanno già posto in multa la Banca Popolare di Vicenza a causa di tali deficienze.

L’anno precedente, 2016, sia Popolare di Vicenza che Veneto Banca hanno posto sul mercato bond subordinati a 10 anni con rendimento superiore al 10%. Nei rispettivi prospetti hanno indicato rischi molto superiori rispetto agli anni precedenti in cui i bilanci erano stati truccati.